mercoledì 13 ottobre 2010

Atripalda, allagamento canile.


Antonio Prezioso
Consigliere comunale FLI


Già nel maggio del 2008 interrogavo il Sindaco circa la scelta di “sistemare”, presso un canile privato di Avella, i randagi accalappiati nel nostro territorio comunale. Le mie perplessità  riguardavano la cifra impegnata a bilancio di 4300 euro per la custodia di un certo numero di cani  e per la durata di tre mesi, cifra che, vista la fatiscenza del nostro canile comunale, poteva essere impegnata per alcuni interventi di cui necessitava e necessita tuttora. Tralasciando la sorte che hanno avuto i cani mandati a dimora presso il suddetto canile privato, che credo essere stata assolutamente negativa, la mia interrogazione mirava ad attirare l’attenzione sul nostro fatiscente canile da tempo abbandonato da tutte le precedenti amministrazioni. Chiaramente per apportare tutte le necessarie migliorie, tale cifra non sarebbe stata sufficiente, ma almeno era il segnale dell’impegno dell’amministrazione per migliorare il nostro rifugio comunale, ed avrebbe consentito così,  di eseguire i primi lavori, quelli più necessari. Però a distanza di alcuni anni stiamo qui a registrare gli ennesimi disagi che vivono i volontari dell’AIPA, costretti a prendere atto dell’allagamento del canile, cosa che non fa altro che aumentare  disagi che essi vivono quotidianamente. Leggo le legittime recriminazioni della Luongo, responsabile del canile di Atripalda, che si sente abbandonata da tutti in questa sua “missione”. Rassegnando la mia solidarietà e vicinanza ai volontari dell’AIPA, anticipo che nei prossimi giorni mi farò portavoce delle loro richieste e delle lamentele, sperando di riuscire a sensibilizzare il Sindaco su questo grosso problema che da anni nessuno vuole affrontare e che ritorna alla mente solo quando si creano allagamenti o problemi contingenti. È vero che i cani non votano e non danno una ricaduta in termini di consensi, ma chi amministra deve farlo secondo coscienza, prendendo posizione e impegnandosi sulle battaglie che ritiene giuste, al di là del tornaconto elettorale.


sabato 2 ottobre 2010

Capiamo i silenzi. Ma potrebbe essere davvero un'occasione storica

Capiamo i silenzi. Ma potrebbe essere davvero un'occasione storica

Voi che sognate un'altra destra,
se ci siete battete un colpo

di Filippo Rossi
Se ci siete battete un colpo. Adesso, perché altrimenti potrebbe essere troppo tardi. Se ci siete, vi prego, battete un colpo. Voi, proprio voi che avete un’idea della politica diversa da quella che è andata in onda in questi ultimi anni. Voi, proprio voi che avete sognato una destra diversa dal populismo, dal leaderismo, dal fancazzismo barzellettaro modello billionaire.

Se ci siete battete un colpo, perché potrebbe essere un’occasione storica (e unica) per costruire finalmente una destra degna della sua storia: moderata? liberale? europea? laica? normale? montanelliana? longanesiana? non ideologica? anti totalitaria? tollerante? Chiamatela come vi pare. Sicuramente una destra senza bava alla bocca, una destra che sa discutere senza faccia luciferina. Una destra centrale e democratica, costituzionale e istituzionale. Garbata, perché no. E anche tradizionale. E morale.

Perché, davvero, non si capisce cosa c’entrano valori come decoro, fiducia, legalità, onestà, socialità, sincerità con una destra che si mette a servizio del signorotto di turno. E cosa c’entrano valori “tradizionali” come la bontà e la nobiltà di cuore, la pietà e la temperanza con una destra caciarona e sciatta, sbracata e volgare? E cosa c’entra, anche, l’idea futuristica e dannunziana di una rivolta generazionale con un potere occupato (e bloccato) da ultrasettantenni?

Se ci siete, battete un colpo. Fatevi vivi. Entrate in campo. Dove siete non importa: conosciamo la vostra insofferenza per quel sta succedendo; capiamo i vostri silenzi sconfortati, la vostra impotenza. Battete un colpo per evitare che, ancora una volta, questa destra normale e maggioritaria, questa destra senza paure, si debba vergognare di una classe dirigente che agisce “in nome e per conto” senza averne nessuna legittimità. Di una classe dirigente (?) che vive e prospera grazie al “signorsì”. Di una classe politica che accetta che una scuola pubblica, statale (do you remember il “senso dello stato”?), venga marchiata a fuoco con i simboli di un partito che magia pane e secessione. Una classe politica che fa spallucce di fronte alle offese, alla volgarità ridanciana e cafona. Di fronte alla bestemmia fatta istituzione.

Battete un colpo adesso, per evitare che ancora una volta questa destra profonda debba scegliere tra due alternative: quella di starsene a casa per impotenza o quella di essere schiacciata a sinistra per la disperazione. Perché, quando la puzza è troppo forte, turarsi il naso è inutile.

2 ottobre 2010

martedì 21 settembre 2010

L’amministrazione comunale fugge di fronte alle responsabilità.

Antonio Prezioso
Consigliere comunale Atripalda
Futuro e Libertà per l’Irpinia

L’amministrazione comunale fugge di fronte alle responsabilità. Questa è l’unica spiegazione all’assenza di un rappresentante della giunta comunale o almeno di qualche consigliere di maggioranza, alla manifestazione dei commercianti del Mercato del Giovedì di Atripalda.
Stamattina,come ampiamente pubblicizzato per mezzo stampa, i suddetti si sono recati in corteo dinanzi alla sede del Comune di Atripalda, per esprimere il proprio dissenso per ciò che sta accadendo alla storica fiera di Atripalda che ormai non si svolge da ben tre settimane. Di fronte alle numerose “sconfitte” legali, l’amministrazione insiste sulla strada della contrapposizione netta. Per carità, è una scelta legittima, ma ciò che preoccupa è che attualmente non esiste alcuna strategia di riserva nel caso in cui il Comune dovesse soccombere definitivamente dinanzi al TAR  A mio avviso si sta perdendo fin troppo tempo, senza che il Sindaco abbia avuto la sensibilità e la responsabilità di convocare un consiglio comunale ad hoc, così come richiesto dalle opposizioni consiliari e senza fornire spiegazioni UFFICIALI né ai rappresentanti di categoria dei commercianti, né ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori né ai rappresentanti del popolo, i consiglieri comunali di Atripalda. Nel reiterare la richiesta di discuterne in via ufficiale nella sede naturale, il Consiglio Comunale, invito l’amministrazione comunale e prendere in considerazione il piano presentato in consiglio comunale, che prevedeva il ritorno del Mercato nella sede storica di piazza Umberto I e strade adiacenti, dove si è svolta per anni, rispettando nel contempo l’esito del referendum consultivo promosso nel 2004.

sabato 18 settembre 2010

"Il Teatro"

Il teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano nella esecuzione di un evento spettacolare dal vivo.
Proveniente dal greco θέατρον (théatron, che significa "spettacolo"), da θέα (théa, ossia "vista"[1]), comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia (un dramma, nel senso etimologico del termine). Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative. Più strettamente, non c'è necessità dell'esistenza del testo: il movimento del corpo in uno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad un singolo spettatore, è definito di per sé teatro.
Oltre al teatro di prosa in cui la parola (scritta o improvvisata) è l'elemento più importante, il teatro può avere forme diverse, come l'opera lirica, il teatro-danza, il kabuki, la danza katakali, l'opera cinese, il teatro dei burattini, la pantomima, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che compongono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse definiscono.
La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il russo (играть - pron. igra't), il tedesco (spielen), l'ungherese (játszik) e nelle lingue nordiche il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone l'accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola ("citare due volte").
Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dell'antica Grecia: i precedenti esempi teatrali ed altri) ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

giovedì 9 settembre 2010

A difesa di una tradizione:Il mercato.

  


Di Antonio Prezioso Consigliere Comunale


Ieri sera è giunta la notizia che il TAR Salerno con apposto decreto, revocava i decreti precedenti che di fatto impedivano lo svolgimento del Mercato nella aree designate, consentendo in tal modo le vendite nella sola area di Parco delle Acacie. Stamattina i commercianti, gli alimentaristi in questo caso, che avrebbero potuto regolarmente vendere nell’area loro assegnata, per solidarietà con gli altri 86 commercianti ai quali era preclusa tale possibilità, hanno tenuto chiusi i loro punti vendita". Lo dicde in una nora il consigliere comunale Antonio Prezioso. "Purtroppo - aggiunge - la concessione a far aprire solo il 50% delle attività di vendita è l’ennesima beffa a danno dei commercianti e degli atripaldesi. Lo storico mercato del Giovedì subisce l’ennesimo danno, a causa della condotta sconsiderata dell’amministrazione Laurenzano, che dapprima con la mancata costituzione dinanzi al TAR, ha favorito l’ordinanza di sospensione delle delibere di chiusura della strada, ed oggi continua a prendere decisioni i improvvisate ed incomplete. Spero sia chiaro che il danno di immagine che si sta perpetrando a danno di Atripalda è enorme, il Mercato del giovedì che da secoli ha rappresentato una vetrina per la nostra città e l’ha condotta a ricoprire il ruolo di città del commercio per antonomasia in irpinia, sta subendo dei danni senza precedenti. Invito i cittadini atripaldesi a destare la propria attenzione sulle vicende che si stanno consumando in queste settimane. Sempre più persone si recano in altri mercati a fare la spesa, sempre più commercianti ambulanti sono orientati a cambiare aria. Ero e resto convinto che il mercato del giovedì è un valore aggiunto per il commercio a posto fisso atripaldese ed è rappresenta una possibilità di risparmio per i cittadini atripaldesi. Pertanto invito il Sindaco a convocare il Consiglio comunale luogo deputato ad affrontare tale questione, come già richiesto dalle opposizioni consiliari la scorsa settimana. Il sottoscritto è in prima fila a difesa della tradizione che ha fatto grande Atripalda negli anni".

martedì 7 settembre 2010

De la morte del Mercato del Giovedì

Di Antonio Prezioso Consigliere Comunale

Molto spesso negli ultimi giorni mi ritrovo a pensare a cosa sarebbe successo se, il Consiglio Comunale di Atripalda, avesse recepito il referendum consultivo sul mercato e disposto il ritorno dei commercianti nelle aree che storicamente hanno occupato il giovedì, ovvero piazza Umberto I e strade adiacenti. Innanzitutto avrebbe significato che la mia linea sarebbe stata maggioritaria(ricordo che in quella seduta io votai per il ritorno in piazza), ma purtroppo la ferma convinzione della maggioranza di centrosinistra, unito all’incertezza di alcuni consiglieri comunali di minoranza, hanno fatto si che il mercato fosse delocalizzato ai confini con Avellino in quella strada, via San Lorenzo, che oggi è al centro di un contenzioso giudiziario tra amministrazione ed un imprenditore che si sente in qualche modo danneggiato dalla chiusura di 5 ore della strada al traffico veicolare. Ma come è “noto” con i se e con i ma non si è scritto la storia. Ed eccoci qui alle prese con l’ennesima “grana atripaldese” che giovedì scorso ha portato alla sospensione del mercato. Tante parole, tante chiacchiere e tante carte sono state mandate in giro. In un incontro con le associazioni di categoria dei commercianti ambulanti, si è più che altro celebrato un processo, nella sede sbagliata però, dove sono state spiegate le posizioni di tutte le parti in causa, ma nessuno è stato in grado di dirci cosa accadrà giovedì prossimo, se i commercianti devono approvvigionarsi di merce e se i cittadini atripaldesi possono programmare una capatina al mercato per fare le proprie compere alimentari e non, nessuno ci ha spiegato cosa accadrà nell’attesa che la giustizia amministrativa si esprime nel merito della vicenda e parliamo di mesi. Purtroppo questa incapacità di affrontare le cose nel giusto modo, questa incapacità di programmazione e gestione sono il leit motiv di questa giunta che ormai ci ha abituato ai suoi sfaceli. Ma questa volta la posta in campo è altissima, in quanto non parliamo di tutelare un singolo imprenditore, l’amministrazione o i commercianti che animano la fiera del giovedì, ma parliamo di una TRADIZIONE, di un TRATTO CARATTERISTICO della nostra città, stiamo giocando con l’esistenza dello storico Mercato del giovedì di Atripalda, che nei decenni ha contribuito ad accrescere la fama di Atripalda come città a vocazione commerciale, che per anni ha contribuito ad attirare gente da tutta la provincia, ha contribuito a fare da vetrina per i nostri siti culturali e anche per le attività commerciali a posto fisso. Ormai ben poche cose caratterizzano in positivo Atripalda, l’ultima la sta sopprimendo lentamente una classe dirigente miope che, chissà per quale ragione ha deciso di marginalizzare questa tradizione centenaria al grido di : ormai la gente va nei supermercati. Tanto che qualcuno ipotizza una precisa strategia di “assassinare” questa tradizione proprio col fine di favorire i supermercati atripaldesi che evidentemente danno lavoro alle uniche persone che stanno a cuore a questa amministrazione. Vox populi. L’atteggiamento dell’amministrazione comunale è agghiacciante, dopo non aver avuto la “capacità” di nominare, in tempo utile, un legale che tutelasse i nostri interessi dinanzi al TAR, determinando in tal modo il decreto di sospensione della chiusura al traffico della strada e successivamente la dichiarazione di nullità della delibera di consiglio comunale che trasferiva il mercato nell’attuale sede, giovedì scorso, “più veloce della luce”, a mezzogiorno produce, fa stampare e poi affiggere i manifesti che rassicurano tutti gli atripaldesi sull’intenzione di voler tutelare e difendere il Mercato, additando il malvagio imprenditore che vuol far chiudere il Mercato.
Ormai è chiaro a tutti che siamo di fronte alla pura incapacità di chi ci amministra e che l’ennesima debacle dovrebbe indurre la giunta intera a fare un paso indietro e togliere il disturbo rassegnando le dimissioni, perché vorrei ricordare che assassinato il Mercato del giovedì, ben poco resterà da amministrare ad Atripalda.

lunedì 6 settembre 2010

Solidarietà agli ambulanti di via De Conciliis

Di Andrea Marena circolo F.Cecchin

Solidarietà agli ambulanti di via De Conciliis che hanno raccolto firme ed hanno iniziato a fare lo sciopero della fame.L'amministarzione comunale di Avellino ha posto fine alla loro permanenza nella zona privandoli della possibilità di continuare a lavorare.
Ciò segna l'incapacità delle amministrazioni comunali a rispettare e ad immaginare una visione per tale categoria. Esempio più calzante ci viene dall' Amministrazione comunale di Atripalda che per mancanza di capacità e per poca lungimiranza ha fatto morire lo storico mercato del giovedi.

domenica 5 settembre 2010

Il fiume Sabato potrebbe essere il “fiore all’occhiello” del nostro comune.

Di Andrea Marena circolo F.Cecchin


Il fiume Sabato potrebbe essere il “fiore all’occhiello” del nostro comune. Potrebbe creare un’amena zona di passeggio lungo via Gramsci, attrarre più frequentatori per i locali e le zone del nostro paese…. Ma questi sono solo sogni, lontani dalla “magra” realtà in cui viviamo. È vero che Atripalda vive un periodo finanziario “in rosso”, ma è altrettanto vero che un’amministrazione comunale degna di tal nome “deve” garantire alla cittadinanza un contesto di vita salubre, caratterizzato, almeno, dalle più elementari necessità: la pulizia, prima, fra tutte. Ciò non accade affatto. Ho più volte segnalato l’assoluta mancanza di cura del fiume Sabato; non mi pare di rivolgere proposte eccessive all’attuale amministrazione, chiedo solo più controlli. . Chiedo, altresì, più accurate pulizie da parte dell’ASA. Non è bastato un articolo datato luglio 2008. Non mi stancherò mai d’insistere su tale punto, che ritengo fondamentale perché rivolto finalmente ai cittadini e non a problematiche che, come sta accadendo nell’attuale politica comunale, si allontanano dalle vere esigenze del popolo atripaldese. Anche in periodi di “economia in rosso” un’amministrazione comunale deve impegnarsi a creare per i cittadini condizioni ed ambiti di “vita vivibile”, altrimenti non è chiaro quali siano il motivo e lo scopo del suo continuare a governare. Forse, però, siamo noi i disattenti, forse l’amministrazione targata PD si è impegnata a garantire, pur con poveri mezzi, la tanto richiesta pulizia del Sabato: come dimenticare la “macabra” immagine di “povere pecorelle” che pascolavano nelle acque del nostro fiume, a pochi metri dalla sede dell’ARPAC. Forse abbiamo sbagliato a criticare a quella vista, forse le “povere pecorelle” sono gli unici lavoratori che le tasche del nostro comune possono permettersi

Giullarte c’è

Di Lia Gialanella

Allora, stavolta bisogna riconoscerlo, Giullarte c’è. E’ un dato di fatto.
Io come sempre, non ci sono, ma mi è stato detto che la manifestazione stia riuscendo bene.
Ho trovato, inoltre, molto elegante la scelta di seguire il tema della filmografia Felliniana, un vero colpo da maestri, un tocco di classe che merita, davvero, tutto il mio plauso ed il mio consenso.
Giullarte c’è! Nonostante i pochi soldi, nonostante i debiti, nonostante le polemiche, nonostante l’assenza nel 2009.
Giullarte c’è e per fortuna esistono anche gli sponsor. Benedetti loro e chi l’ha inventati!
Provo ad immaginare l’atmosfera patinata del centro storico. La immagino sovrapposta ad istantanee, un po’ cupe e un po’ grottesche, di mangiafuoco dalle unghie nere di fuliggine e variopinti acrobati fluttuanti. Sì! Proprio quelli che Fellini ha eternato nelle sue pellicole.
Giullarte c’è e la gente partecipa, la gente coopera, la gente dona.
Giullarte c’è e la tradizione è salva, a testimonianza che, quando si vuole, alle cose ci sia arriva.
Giullarte c’è e il resto no, ma non voglio polemizzare oggi. Oggi è un giorno di festa e la festa va santificata.
Domani, si. Domani, magari, parleremo d’altro.
Domani, il sipario sarà chiuso e la scena sprofonderà nuovamente nell’eco del vuoto sul palcoscenico del silenzio.
Giullarte c’è e grazie a lei, fra saltimbanchi, mangiafuoco, funamboli e trombettisti, per oggi, è salvo anche l’arALDO!

L'estate last minute di Atripalda


Di Andrea Marena circolo F.Cecchin

"Continua l'estate last minute di Atripalda, anche il centro storico vivrà per soli tre giorni, con il rinnovato appuntamento di Giullarte. Il festival dell'artigiano del centro storico pone chiaro il confronto con l'attualità: non può definirsi centro un luogo in realtà divenuto marginale nella vita amministrativa e sociale del nostro paese". "L'estate atripaldese durerà solo tre ore. Giusto il tempo di godere della visione di tre film in villa: tutto qui".  "Continua a diffondersi sempre più l'immagine di una Atripalda pigra, grigia, negata ai giovani continuano del resto le solite giustificazioni politiche circa il forte deficit che dissangua il bilancio comunale. Ma non è giusto che un deficit creato da amministratori dissennati ricada sugli atripaldesi e limiti le possibilità della nostra bella cittadina! Del resto neanche le giustificazioni finanziarie reggono: insomma è stato possibile destinare diecimila euro alla protezione civile solo per vedere la stessa brillare d'assenza nel disastroso allagamento che accompagna ogni pioggia in via Pianodardine gia denunciata dal consigliere comunale di atripalda Prezioso. Ma non è invece possibile destinare niente di più al programma estivo atripaldese. Non è questo un argomento inutile; animare i luoghi della nostra cittadina significa creare punti di aggregazione per i giovani che invece ogni sera e soprattutto nei week-end emigrano alla ricerca di divertimento altrove".

sabato 4 settembre 2010

Panta Rei

Di Lia Gialanella

Sono molto dispiaciuta per l’essere lontana dal mio paese in questo momento particolare di smarrimento identitario e civico. Le società evolvono, cambiano le esigenze, virano i bisogni, si sfrondano i superflui beni, si annienta bellamente l'humus cittadino.Panta rei, tutto passa, si sa. Non dovevo certo arrivare io per evocare una frase, ormai, talmente sfruttata da risultare,quasi, banale e scontata.
Tutto passa, già. Ma mi domando come. Mi chiedo quale assurdo male abbia bendato i nostri occhi, le nostre bocche e le nostre coscienze per arrivare a tanto.
Mi domando cosa ne è del nostro orgoglio cittadino, cosa è diventato così importante nelle nostre vite da far completamente sprofondare nel più becero degli oblii l’identità delle nostre vite stesse, affossando e dilaniando il gene predominate di un paese variopinto e palpitante nel nulla più ardito.
Ardito, sì. Il nulla in cui vaga la gestione del nostro paese è ardito. Come ardita e coraggiosa è l’ignoranza. Non parlo di una mancata galleria di lauree e diplomi impiccati in dorate cornici alle spalle delle scrivanie di chi ci guida. Parlo di ignoranza d’anima. Di mancata capacità e volontà di essere oculati e lungimiranti.
Questo finale, scontato quanto giusto, è l’ovvia conseguenza di una gestione amministrativa della res publica, paragonabile solo al MONOPOLI.
“Il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa, mi dispiace ma non c’è posto non c’è posto per carità…”
Il vecchietto è morto, l’abbiamo ucciso noi, tutti. Ma cosa ci vogliamo fare, infondo PANTA REI, tutto scorre, tutto passa e ovviamente se ci si dà pure una bella spinta...tutto si può distruggere.
E come ogni lutto che si rispetti, arriva pure il manifesto.
Di cosa sto parlando? Bè se l’avete capito, pur non avendolo mai nominato in queste righe, allora, vuol dire che qualche brandellino di coscienza ansima ancora nei meandri delle vostre anime e vi sta chiedendo di prendervi cura di voi stessi come del vostro paese. Concludo, chiedendo di perdonarmi per la mia presunzione, ma credo, e voglio condividere con voi il mio pensiero, che per curare certi tipi di gravissime patologie esistenziali e civiche, non vi sia affatto bisogno di ricorrere al consulto del medico.

E ora vi portate sulla coscienza la morte dello "STORICO" merca del "GIOVEDI"



Di Andrea Marena circolo F.Cecchin

Il toponimo “Largo Mercato” sta ad indicare che nei secoli in questa area di Atripalda si svolse sempre il mercato settimanale del giovedì, nel medioevo, come si rileva da un documento del 1272 di re Carlo d’Angiò, ad Atripalda si svolgeva una grande mercato. Il mercato in paese è stato ed è uno dei più importanti della provincia; in passato vi affluivano genti di molte province. Si vendevano ortaggi prodotti nel Nolano, si contrattava l’acquisto di animali, si vendeva carne salata e i negozianti solofrani venivano a comprare pelli pecorine. Si sceglievano le rinomate pecore pugliesi (“arieti e pecore di razza gentile introdotte da Federico II dalla Spagna”), allevate a Montella, a Nusco, a Calitri, Conza; a questo proposito Mario Sarro scrive che per le pecore veniva pagata la fida riscossa in Irpinia dai commissari di Foggia. In concomitanza con determinate feste, nei nostri paesi si svolgevano anche le fiere, molto sentite dal mondo contadino. Le più importanti erano quelle di San Paolino a Nola, di San Modestino ad Avellino, di Sant’Egidio a Montefusco, di Ariano, di Grottaminarda… e quelle più accorsate di Foggia e Salerno. Ad Atripalda avevano luogo la fiera di San Marco e di Santa Maria delle Grazie. Nel 1315, Roberto d’Angiò concesse all’Università (comune) di Atripalda “per intercessione del suo signore, Conte di Nola Romano de Filiis Urs, di tenere annualmente, nel mese di maggio, una fiera di cinque giorni. Ciò provocò il risentimento degli Avellinesi”. La fiera di San Marco anticamente si effettuava nell’area dell’attuale rione Fiumitello, dal 24 aprile al I° di maggio, poi fu trasferita in Piazza Umberto I°. Nel rione Fiumitello venivano costruite “baracche provvisorie” in legno e osterie per la vendita. La fiera era importante per la vendita di attrezzi agricoli in ferro e in legno, di oggetti in rame, vasellame in terracotta, ecc. Dalla Puglia e dall’alta Irpinia veniva gente per vendere e comprare soprattutto gli animali, come: cavalli, asini, muli, pecore, vacche, vitelli, capre, maiali... La fiera di Santa Maria si svolgeva in onore della Madonna delle Grazie (2 luglio) e durava dal I° al 10 luglio. Per la fiera veniva nominato dal feudatario un giudice speciale o il sindaco, chiamato “maestro di fiera” che si assumeva la responsabilità di vigilare per evitare litigi e risse. Prima della fiera si stilava un atto notarile, che descriveva i vincoli del rituale e del cerimoniale e che era particolarmente interessante perché faceva conoscere anche il nome del sindaco e degli eletti. Ad Atripalda, prima della fiera, il sindaco ed eletti si recavano presso il palazzo ducale della famiglia Caracciolo per prendere in consegna lo stendardo della fiera. La fiera di San Marco nel paese rimase in uso fino alla seconda guerra mondiale mentre quella di Santa Maria già era scomparsa.

venerdì 3 settembre 2010

L'amministrazione comunale di Atripalda al circo di Giullarte

Di Andrea Marena circolo F.Cecchin

"Continua l'estate last minute di Atripalda, anche il centro storico vivrà per soli tre giorni, con il rinnovato appuntamento di Giullarte. Il festival dell'artigiano del centro storico pone chiaro il confronto con l'attualità: non può definirsi centro un luogo in realtà divenuto marginale nella vita amministrativa e sociale del nostro paese".  ."Per tre sere godremo della visione di persone che percoreranno le strade dell'antica Atripalda, ci saranno luci ad illuminare le botteghe artigianali, ci saranno punti vendita di vivande....... ci sarà finalmente vita! Ma solo ed esclusivamente per tre sere, dopo di che ritornerà l'antica città fantasma di sempre, sprofondata ogni sera nella più buia oscurità, dominata dal timore di inciampare su scivolosi e malmessi sampietrini, in una delle svariate buche che contraddistinguono l'asfalto delle vie, tra l'immondizia che straborda dai bidoni - colpa anche di extra- atripaldesi che utilizzano Atripalda come discarica.Non mi darò però ad una banale elencazione dei "mali" che affliggono il nostro paese, nè condannerò apatia ed indifferenza dei cittadini, anzi. La partecipazione degli amministati e la loro voglia di fare ci sono! Piazzetta Garibaldi è animata spesso di sera; in occasione dell'andata a piedi a Montevergine ho assistito con gioia alla superba organizzazione di alcune volenterose signore che hanno ristorato i viandanti in un eccezionale momento comunitario. Ciò che manca è la volontà degli amministratori, rei d'occuparsi unicamente d'atti vendita in questi anni, senza agire per la promozione di attività commerciali e di manifiestazioni pubbliche frequenti che rendino il centro storico atripaldese vera attrattiva come fatto da molte amministrazioni in Irpinia e fuori dalla nostra provincia. Luogo, volontà e potenzialità ci sono tutti, manca una classe dirigente che li metta in essere".