sabato 4 settembre 2010
E ora vi portate sulla coscienza la morte dello "STORICO" merca del "GIOVEDI"
Di Andrea Marena circolo F.Cecchin
Il toponimo “Largo Mercato” sta ad indicare che nei secoli in questa area di Atripalda si svolse sempre il mercato settimanale del giovedì, nel medioevo, come si rileva da un documento del 1272 di re Carlo d’Angiò, ad Atripalda si svolgeva una grande mercato. Il mercato in paese è stato ed è uno dei più importanti della provincia; in passato vi affluivano genti di molte province. Si vendevano ortaggi prodotti nel Nolano, si contrattava l’acquisto di animali, si vendeva carne salata e i negozianti solofrani venivano a comprare pelli pecorine. Si sceglievano le rinomate pecore pugliesi (“arieti e pecore di razza gentile introdotte da Federico II dalla Spagna”), allevate a Montella, a Nusco, a Calitri, Conza; a questo proposito Mario Sarro scrive che per le pecore veniva pagata la fida riscossa in Irpinia dai commissari di Foggia. In concomitanza con determinate feste, nei nostri paesi si svolgevano anche le fiere, molto sentite dal mondo contadino. Le più importanti erano quelle di San Paolino a Nola, di San Modestino ad Avellino, di Sant’Egidio a Montefusco, di Ariano, di Grottaminarda… e quelle più accorsate di Foggia e Salerno. Ad Atripalda avevano luogo la fiera di San Marco e di Santa Maria delle Grazie. Nel 1315, Roberto d’Angiò concesse all’Università (comune) di Atripalda “per intercessione del suo signore, Conte di Nola Romano de Filiis Urs, di tenere annualmente, nel mese di maggio, una fiera di cinque giorni. Ciò provocò il risentimento degli Avellinesi”. La fiera di San Marco anticamente si effettuava nell’area dell’attuale rione Fiumitello, dal 24 aprile al I° di maggio, poi fu trasferita in Piazza Umberto I°. Nel rione Fiumitello venivano costruite “baracche provvisorie” in legno e osterie per la vendita. La fiera era importante per la vendita di attrezzi agricoli in ferro e in legno, di oggetti in rame, vasellame in terracotta, ecc. Dalla Puglia e dall’alta Irpinia veniva gente per vendere e comprare soprattutto gli animali, come: cavalli, asini, muli, pecore, vacche, vitelli, capre, maiali... La fiera di Santa Maria si svolgeva in onore della Madonna delle Grazie (2 luglio) e durava dal I° al 10 luglio. Per la fiera veniva nominato dal feudatario un giudice speciale o il sindaco, chiamato “maestro di fiera” che si assumeva la responsabilità di vigilare per evitare litigi e risse. Prima della fiera si stilava un atto notarile, che descriveva i vincoli del rituale e del cerimoniale e che era particolarmente interessante perché faceva conoscere anche il nome del sindaco e degli eletti. Ad Atripalda, prima della fiera, il sindaco ed eletti si recavano presso il palazzo ducale della famiglia Caracciolo per prendere in consegna lo stendardo della fiera. La fiera di San Marco nel paese rimase in uso fino alla seconda guerra mondiale mentre quella di Santa Maria già era scomparsa.
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