Di Lia Gialanella
Sono molto dispiaciuta per l’essere lontana dal mio paese in questo momento particolare di smarrimento identitario e civico. Le società evolvono, cambiano le esigenze, virano i bisogni, si sfrondano i superflui beni, si annienta bellamente l'humus cittadino.Panta rei, tutto passa, si sa. Non dovevo certo arrivare io per evocare una frase, ormai, talmente sfruttata da risultare,quasi, banale e scontata.
Tutto passa, già. Ma mi domando come. Mi chiedo quale assurdo male abbia bendato i nostri occhi, le nostre bocche e le nostre coscienze per arrivare a tanto.
Mi domando cosa ne è del nostro orgoglio cittadino, cosa è diventato così importante nelle nostre vite da far completamente sprofondare nel più becero degli oblii l’identità delle nostre vite stesse, affossando e dilaniando il gene predominate di un paese variopinto e palpitante nel nulla più ardito.
Ardito, sì. Il nulla in cui vaga la gestione del nostro paese è ardito. Come ardita e coraggiosa è l’ignoranza. Non parlo di una mancata galleria di lauree e diplomi impiccati in dorate cornici alle spalle delle scrivanie di chi ci guida. Parlo di ignoranza d’anima. Di mancata capacità e volontà di essere oculati e lungimiranti.
Questo finale, scontato quanto giusto, è l’ovvia conseguenza di una gestione amministrativa della res publica, paragonabile solo al MONOPOLI.
“Il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa, mi dispiace ma non c’è posto non c’è posto per carità…”
Il vecchietto è morto, l’abbiamo ucciso noi, tutti. Ma cosa ci vogliamo fare, infondo PANTA REI, tutto scorre, tutto passa e ovviamente se ci si dà pure una bella spinta...tutto si può distruggere.
E come ogni lutto che si rispetti, arriva pure il manifesto.
Di cosa sto parlando? Bè se l’avete capito, pur non avendolo mai nominato in queste righe, allora, vuol dire che qualche brandellino di coscienza ansima ancora nei meandri delle vostre anime e vi sta chiedendo di prendervi cura di voi stessi come del vostro paese. Concludo, chiedendo di perdonarmi per la mia presunzione, ma credo, e voglio condividere con voi il mio pensiero, che per curare certi tipi di gravissime patologie esistenziali e civiche, non vi sia affatto bisogno di ricorrere al consulto del medico.
sabato 4 settembre 2010
E ora vi portate sulla coscienza la morte dello "STORICO" merca del "GIOVEDI"
Di Andrea Marena circolo F.Cecchin
Il toponimo “Largo Mercato” sta ad indicare che nei secoli in questa area di Atripalda si svolse sempre il mercato settimanale del giovedì, nel medioevo, come si rileva da un documento del 1272 di re Carlo d’Angiò, ad Atripalda si svolgeva una grande mercato. Il mercato in paese è stato ed è uno dei più importanti della provincia; in passato vi affluivano genti di molte province. Si vendevano ortaggi prodotti nel Nolano, si contrattava l’acquisto di animali, si vendeva carne salata e i negozianti solofrani venivano a comprare pelli pecorine. Si sceglievano le rinomate pecore pugliesi (“arieti e pecore di razza gentile introdotte da Federico II dalla Spagna”), allevate a Montella, a Nusco, a Calitri, Conza; a questo proposito Mario Sarro scrive che per le pecore veniva pagata la fida riscossa in Irpinia dai commissari di Foggia. In concomitanza con determinate feste, nei nostri paesi si svolgevano anche le fiere, molto sentite dal mondo contadino. Le più importanti erano quelle di San Paolino a Nola, di San Modestino ad Avellino, di Sant’Egidio a Montefusco, di Ariano, di Grottaminarda… e quelle più accorsate di Foggia e Salerno. Ad Atripalda avevano luogo la fiera di San Marco e di Santa Maria delle Grazie. Nel 1315, Roberto d’Angiò concesse all’Università (comune) di Atripalda “per intercessione del suo signore, Conte di Nola Romano de Filiis Urs, di tenere annualmente, nel mese di maggio, una fiera di cinque giorni. Ciò provocò il risentimento degli Avellinesi”. La fiera di San Marco anticamente si effettuava nell’area dell’attuale rione Fiumitello, dal 24 aprile al I° di maggio, poi fu trasferita in Piazza Umberto I°. Nel rione Fiumitello venivano costruite “baracche provvisorie” in legno e osterie per la vendita. La fiera era importante per la vendita di attrezzi agricoli in ferro e in legno, di oggetti in rame, vasellame in terracotta, ecc. Dalla Puglia e dall’alta Irpinia veniva gente per vendere e comprare soprattutto gli animali, come: cavalli, asini, muli, pecore, vacche, vitelli, capre, maiali... La fiera di Santa Maria si svolgeva in onore della Madonna delle Grazie (2 luglio) e durava dal I° al 10 luglio. Per la fiera veniva nominato dal feudatario un giudice speciale o il sindaco, chiamato “maestro di fiera” che si assumeva la responsabilità di vigilare per evitare litigi e risse. Prima della fiera si stilava un atto notarile, che descriveva i vincoli del rituale e del cerimoniale e che era particolarmente interessante perché faceva conoscere anche il nome del sindaco e degli eletti. Ad Atripalda, prima della fiera, il sindaco ed eletti si recavano presso il palazzo ducale della famiglia Caracciolo per prendere in consegna lo stendardo della fiera. La fiera di San Marco nel paese rimase in uso fino alla seconda guerra mondiale mentre quella di Santa Maria già era scomparsa.
venerdì 3 settembre 2010
L'amministrazione comunale di Atripalda al circo di Giullarte
Di Andrea Marena circolo F.Cecchin
"Continua l'estate last minute di Atripalda, anche il centro storico vivrà per soli tre giorni, con il rinnovato appuntamento di Giullarte. Il festival dell'artigiano del centro storico pone chiaro il confronto con l'attualità: non può definirsi centro un luogo in realtà divenuto marginale nella vita amministrativa e sociale del nostro paese". ."Per tre sere godremo della visione di persone che percoreranno le strade dell'antica Atripalda, ci saranno luci ad illuminare le botteghe artigianali, ci saranno punti vendita di vivande....... ci sarà finalmente vita! Ma solo ed esclusivamente per tre sere, dopo di che ritornerà l'antica città fantasma di sempre, sprofondata ogni sera nella più buia oscurità, dominata dal timore di inciampare su scivolosi e malmessi sampietrini, in una delle svariate buche che contraddistinguono l'asfalto delle vie, tra l'immondizia che straborda dai bidoni - colpa anche di extra- atripaldesi che utilizzano Atripalda come discarica.Non mi darò però ad una banale elencazione dei "mali" che affliggono il nostro paese, nè condannerò apatia ed indifferenza dei cittadini, anzi. La partecipazione degli amministati e la loro voglia di fare ci sono! Piazzetta Garibaldi è animata spesso di sera; in occasione dell'andata a piedi a Montevergine ho assistito con gioia alla superba organizzazione di alcune volenterose signore che hanno ristorato i viandanti in un eccezionale momento comunitario. Ciò che manca è la volontà degli amministratori, rei d'occuparsi unicamente d'atti vendita in questi anni, senza agire per la promozione di attività commerciali e di manifiestazioni pubbliche frequenti che rendino il centro storico atripaldese vera attrattiva come fatto da molte amministrazioni in Irpinia e fuori dalla nostra provincia. Luogo, volontà e potenzialità ci sono tutti, manca una classe dirigente che li metta in essere".
"Continua l'estate last minute di Atripalda, anche il centro storico vivrà per soli tre giorni, con il rinnovato appuntamento di Giullarte. Il festival dell'artigiano del centro storico pone chiaro il confronto con l'attualità: non può definirsi centro un luogo in realtà divenuto marginale nella vita amministrativa e sociale del nostro paese". ."Per tre sere godremo della visione di persone che percoreranno le strade dell'antica Atripalda, ci saranno luci ad illuminare le botteghe artigianali, ci saranno punti vendita di vivande....... ci sarà finalmente vita! Ma solo ed esclusivamente per tre sere, dopo di che ritornerà l'antica città fantasma di sempre, sprofondata ogni sera nella più buia oscurità, dominata dal timore di inciampare su scivolosi e malmessi sampietrini, in una delle svariate buche che contraddistinguono l'asfalto delle vie, tra l'immondizia che straborda dai bidoni - colpa anche di extra- atripaldesi che utilizzano Atripalda come discarica.Non mi darò però ad una banale elencazione dei "mali" che affliggono il nostro paese, nè condannerò apatia ed indifferenza dei cittadini, anzi. La partecipazione degli amministati e la loro voglia di fare ci sono! Piazzetta Garibaldi è animata spesso di sera; in occasione dell'andata a piedi a Montevergine ho assistito con gioia alla superba organizzazione di alcune volenterose signore che hanno ristorato i viandanti in un eccezionale momento comunitario. Ciò che manca è la volontà degli amministratori, rei d'occuparsi unicamente d'atti vendita in questi anni, senza agire per la promozione di attività commerciali e di manifiestazioni pubbliche frequenti che rendino il centro storico atripaldese vera attrattiva come fatto da molte amministrazioni in Irpinia e fuori dalla nostra provincia. Luogo, volontà e potenzialità ci sono tutti, manca una classe dirigente che li metta in essere".
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